lunedì 7 maggio 2012

Vademecum per le rotture precoci del sacco amniotico



Scrivo questa pagina nella speranza che qualche padre disperato, digitando “rottura della membrana” o cose simili, trovandosi nella situazione in cui noi ci siamo trovati a vivere, possa forse trovare un’utilità nella mia esperienza:

La perdita precoce di liquido amniotico non collegata al parto non è dolorosa. Il maggior rischio consiste al contrario nel fatto di non accorgersi di quanto sta accadendo, perdendo tempo prezioso per un tempestivo arrivo al pronto-soccorso ginecologico.
La perdita si può appurare facilmente alzandosi e risedendosi due o più volte dalla sedia: non state facendo pipì eppure scorre del liquido trasparente.
Come distinguere il liquido dalle comuni perdite vaginali in gravidanza: il primo è del tutto simile ad acqua, anche se tende a macchiare leggermente i tessuti, ma non appiccica, come le seconde.  Se toccate la mutandina, è bagnata ma non appiccica.
Cosa si deve fare quando ci si accorge della perdita del liquido amniotico? Recarsi subito al pronto soccorso ginecologico più vicino, cercando di muoversi meno bruscamente possibile. Solitamente ci si recherà in macchina: cercate di guidare in maniera costante, evitando dossi e buche.
Probabilmente l'ospedale effettuerà il test per la verifica del passaggio di liquido amniotico in vagina (pprom - test): un apposito tampone viene fatto reagire e cambia colore solitamente entro dieci minuti.
Ad un test positivo seguirà probabilmente il ricovero immediato, con somministrazione di amplitax (antibiotico) via flebo per 48 ore. Nel mio caso, anche eritromicina per due settimane, più gastroprotettore una volta al giorno. Secondo il Telefono Rosso, servizio istituzionale messo a disposizione dal policlinico di Roma Gemelli, l'eritromicina è da intendersi quale antibiotico di prima scelta in questo caso.  Il dubbio è stato invece espresso nei confronti del protettore gastrico Lansoprazolo, a cui è preferibile l’omeoprazolo, medicinale di prima scelta.
Cosa facciamo ora? 
Scegliete una posizione comoda, cercando di individuare il "punto debole". Nel mio caso esso era ben definito, e provocava un dolorino sordo. Cercate di concentrarvi e di trovare una posizione idonea, perché così dovrete restare, più immobili possibile.
Cosa può fare la madre? Due sono i fattori che concorrono al riformarsi delle acque: riposo e idratazione.
RIPOSO: deve dormire e non compiere alcuno sforzo. L’immobilità ha probabilmente salvato la mia situazione, poiché secondo il parere del primario di Ginecologia dell’Ospedale di Careggi di Firenze, tutto è cresciuto nonostante tutto, formando un effetto “camera d’aria” . Per intendersi, la parte bucata o rotta ha aderito alle pareti, impedendo così la fuoriuscita del liquido.
IDRATAZIONE: bere molta acqua (io ne bevevo sei litri), di quella con minor residuo fisso possibile, per cercare di non sovraffaticare i reni. Così facendo avrete necessariamente bisogno di far pipì molto spesso: chiamate l’infermiera per la padella, anche se sbuffa, ogni volta che ne avete bisogno, e non scendete per nessun motivo dal letto.
ALIMENTAZIONE RICCA DI FIBRE: Stando immobili, l’intestino diventerà pigro, cosa che è controproducente in quanto in tali circostanze si deve evitare ogni tipo di sforzo addominale per evacuare (ricordo a tal proposito che all’ospedale, per capire l’entità del liquido amniotico, mi chiedevano di tossire!). La situazione va affrontata seriamente introducendo grosse quantità di fibre. Io utilizzavo: due-tre cucchiai di crusca la mattina a colazione, psyllogel a metà mattina con un frutto, verdura a pranzo, psyllogel a metà pomeriggio assieme alla frutta, prugne secche, altra verdura a cena, pane integrale e frullato di kiwi e prugne con mele cotte.
INFISCHIARSENE DELLE REGOLE SOCIALI: Perseguire questo scopo non è facile. Io stessa ho avuto molti problemi a superare il rispetto di alcune regole di normale  educazione come ad esempio dire di no al fisioterapista quando mi intimava di girarmi sul fianco, oppure perseverare nell’immobilità quando l’infermiera ci dice che “in fondo potremmo anche andare in bagno da sole… mica siamo disabili” !!! Calma, sangue freddo, e non perdere di vista l’obiettivo, che è evitare qualsiasi minimo sforzo.  Ad esempio, per esperienza so che per una donna in quelle condizioni uno starnuto può essere catastrofico: si ripercuote sulla pancia e sugli addominali, che si contraggono facilitando la fuoriuscita del liquido amniotico. In quel caso, è necessario avere a portata di mano sempre un pacchetto di fazzolettini, o meglio ancora un bel fazzolettone largo di stoffa da usare starnutendovi liberamente, senza cercare di trattenere niente. Qualora non si avesse a disposizione nulla, si deve scegliere di starnutire liberamente, lasciando libero da ogni sforzo l’addome. Capite che l’operazione risulta tanto più difficile da compiere trovandosi di fronte ad altre persone nella stanza di un ospedale. quando ci si trova a vivere  in situazioni al limite della normalità come queste, è importante tenere sempre presente l’obiettivo. Ciò vale anche per la necessità di liberare aria che stanzia nella pancia:  la cosa può far sorridere, ma – almeno per la mia esperienza ed il mio sentire - ritengo che trattenere l’aria sia la cosa più pericolosa in queste circostanze, poiché crea una tensione addominale e va a premere sulle parti interne.  In questi casi non ci si può permettere il bon ton consueto, specie se l’intestino si è fermato ed è stato prescritto del lattulosio per la motilità intestinale, che notoriamente causa un forte meteorismo.  Vorrei inoltre dedicare due righe ad altre necessità, come ad esempio lavarsi: quando si deve stare immobili, è necessario munirsi di salviette igieniche , intime e non, e di almeno due spugne che i parenti potranno inumidire per voi. Per molti giorni non ho potuto lavarmi la testa, stando ferma a letto: ciò era necessario al momento, perché se mi fossi alzata per farmi uno shampoo così da avere i capelli puliti di fronte ai parenti del passo, avrei rischiato di compromettere tutto.
RISCHIO DI TROMBOSI: l’immobilità assoluta può portare con se gravi rischi di trombosi, che tuttavia saranno attentamente valutati dal personale ospedaliero. Gli operatori prenderanno in considerazione o meno l’uso delle apposite calze elastiche, o la somministrazione di eparina. Io utilizzavo una sorta di cuscino paraspifferi stretto e lungo, da tenere sotto le caviglie per evitare che si bloccasse la circolazione delle gambe, ed uno a forma di cilindro sotto le ginocchia. Il personale medico mi consigliava inoltre di roteare in continuazione le caviglie.
CONSIGLI PRATICI: Bere molta acqua da bottiglie da due litri in posizione sdraiata è pressochè impossibile: fate travasare i liquidi nelle bottigliette piccole, facendole munire di cannuccia.
Il campanello casca sempre: attaccatelo con dello scotch-carta.
L’agocannula vi dà noia e rimane spesso impigliata nella vestaglia: fissatela con dello scotch–carta.
Cosa possono fare coloro che stanno vicino alla madre: aiutarla a volgersi in positivo considerando un lasso di tempo limitato ed evitando di fare proiezioni. Non pronunciare mai frasi tipo "se nasce ora è un aborto", ma aiutare la madre a considerare gli aspetti positivi della giornata: se la febbre non c'è e l'ecografia ha appurato che per oggi la quantità di liquido basta al bambino, ci si deve fermare ad una constatazione del fatto che per ora la situazione sta andando avanti.

6 commenti:

  1. Ciao,
    Il tuo messaggio mi ha inquietato.
    Mi puoi dire a quante settimane hai avuto la rottura del sacco? Mia moglie ha rotto il sacco a sole 12 settimane e ad oggi (fine quinto mese) il liquido non si è ancora riformato. Quasi settimanalmente facciamo un ecografia, però nessuno ci ha mai parlato di riposo assoluto, né tantomeno di ricovero.

    RispondiElimina
  2. Diciassettesima settimana. Mi meraviglia che non sia stata ricoverata, ha fatto il pprom test? Era positivo? Il riformarsi delle acque è strettamente correlato al riposo.

    RispondiElimina
  3. Ciao, sto vivendo questa terribile esperienza, ho rotto il sacco alla 19 sett. l'ospedale dice che non ho nessuna possibilità di portare avanti la gravidanza e anche se ci riuscissi il feto avrebbe conseguenze tremende di mobilità agli arti o di insufficienza polmonare. Ora mi chiedo, tu alla 17 sei riuscita a portarla avanti, ma ti avevano prospettato ciò? Seconda cosa, il liquido che si riformava ero poco o quasi inesistente? Io dopo tre giorni di riposo dall'eco si è visto il liquido nei reni e nei polmoni ma non nel sacco. Può bastare? Grazie!7

    RispondiElimina
  4. Ciao, scusa il ritardo.
    Io non sono un medico, ma a quanto so, il rischio di insufficienza respiratoria o di incapacità motoria colpisce i prematuri, poichè semplicemente gli organi non sono maturati abbastanza in pancia. Però a quanto capisco, qui c'è un problema ulteriore, che è quello del liquido nei reni e nei polmoni... il feto ha sofferto, quindi? E' per questo che i medici ti dicono che avrebbe difficoltà? Altrimenti... il discorso è valido ripeto solo per i prematuri. La mia bimba è nata addirittura dopo il termine! Questo perchè il feto non si è "accorto" di ciò che stava succedendo, ossia il pochissimo liquido che aveva attorno gli bastava. Però la tua situazione potrebbe essere particolare, e io non so dirti nulla sulla condizione del feto e su altre situazioni che solo il medico può spiegarti. Posso dirti solo che quello che è in tuo potere fare è soltanto una cosa che sembra semplice, ma non lo è : stare ferma e non alzarti neanche per fare pipì. Altro non puoi fare, se non bere (io bevevo sei litri d'acqua!) e tenere duro, girando solamente le caviglie in un senso e nell'altro. L'antibiotico dovrebbe evitare che subentri l'infezione nel liquido amniotico, ma se l'antibiotico funziona e tu ti alzi per andare in bagno, perderai liquido prezioso, anche una sola goccia lo è, quindi ti posso consigliare solo di essere forte nella tua decisione, infischiartene degli altri. Io litigavo con la media di due infermiere al giorno, perchè non mi portavano la padella o perchè mi dicevano di alzarmi che non ero malata: ce l'ho fatta anche perchè non ho dato loro ascolto. Posso sapere in quale ospedale sei ricoverata? Scrivimi pure se ti va, per quanto posso, cercherò di darti qualche consiglio per passare al meglio questo periodo.

    RispondiElimina
  5. Ciao,
    Anche io ho perso le acque a 17+4 dopo l amniocentesi. Sono stata ricoverata per 21 giorni,ma dopo 3 giorni non per devo più liquido.
    Ho subito le angherie delle infermiere che mi facevano pesare la padella proprio come dici tu.
    Nonostante non perdessi piu liquido ad oggi pemane un ampio scollamento delle membrane e la bimba è come dentro un palloncino sgonfio. Sono a 22+6 la strada è lunga e spesso vivo attimi di angoscia.
    I 10 ginecologi che mi avranno vista a turno in ospedale mi dicono poco e niente. Ogni settimana per me è una vittoria.
    Il liquido non è tantissimo ma c è. Spero le basti..scalcia tantissimo e mi da coraggio.sono a riposo ma mi alzo in casa e faccio qualche passo evitando ogni sforzo.
    Ma tu hai perso liquido continuamente? Le membrane però erano saldate all'utero?
    Grazie yomy

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ciao,
      non posso dirti nulla riguardo al fatto che io abbia avuto uno scollamento delle membrane, semplicemente perchè i medici mi riferivano il meno possibile. Presumo che nel mio caso il problema non ci fosse, ma non ne posso avere la sicurezza... non sono un medico, e magari questa potrebbe essere semplicemente una conseguenza normale di un "buco" in un palloncino. Non posso dirti nulla al riguardo, ma sono sicura di una cosa: devi evitare qualsiasi sforzo. Mi dici che fai qualche passo: per ora pochi passi, per lo meno fino ai sei mesi, io mi limiterei al divano. Niente pulizie, niente piegamenti neppure per raccattare un foglio. Io non alzavo neppure la persiana, mi darai dell'esagerata, che me lo dicano pure: sentivo contrarre subito gli addominali, ed era dannoso. Purtroppo per ora dovresti pensare solo a tenere la pancia a riposo, sempre rilassata, e per le acque bere tantissimo. E fare un'altra cosa che mi fu consigliata da un'amica e che per me funzionava visibilmente: mangiare pesce tre volte alla settimana (non di più per i livelli di mercurio). Non è scientificamente provato, ma funziona: tutte le volte che facevo l'ecografia dopo un pò di ore da un pasto a base di pesce, le acque erano aumentate. A dirlo così, par di credere alla magia nera: il pesce che accresce le acque. Io credo solo che alcune sostanze incentivino la produzione di liquido amniotico, o forse è un effetto placebo... con me, funzionava, e la cosa mi serviva. La strada è lunga e tu sei un custode, un custode che cura il suo tempio. Passerà, a volte ci sono i momenti di sconforto... in fondo, è un tempo limitato... non manca molto al periodo in cui sarà maturo. Un buon film o l'uncinetto possono aiutare tanto. Scrivimi pure quando vuoi, mi fa piacere. Volere è potere, ricordatelo sempre.

      Elimina